La tiamina è stata la prima vitamina B a essere scoperta e per questo è stata chiamata vitamina B1.

Prima degli ultimi studi sugli integratori, in particolare quelli sulla vitamina B1, era già noto che un grave deficit di tiamina causa la sindrome nota come beriberi, che si manifesta con confusione mentale, deperimento muscolare (beriberi secco), ritenzione dei liquidi (beriberi umido), ipertensione arteriosa, disturbi della deambulazione e cardiaci (Fonte: Butterworth RF. Effects of thiamine deficiency on brain metabolism: implications for the pathogenesis of the Wernicke-Korsakoff syndrome).

Il beriberi era piuttosto comune in Asia, tra i marinai e nelle carceri.

Fino all’ultimo decennio del secolo scorso la sua causa era ignota.

Nel 1873, un medico olandese che prestava la sua opera sulle navi osservò che tra i membri degli equipaggi europei vi erano molti meno casi di beriberi che tra i marinai reclutati nelle Indie Orientali.

Poiché diminuendo la quantità di riso bianco consumato dai marinai l’incidenza della sindrome diminuiva, il medico ne dedusse che essa fosse causata da qualche tossina o agente infettivo presente in quel alimento.

Takaki, un medico giapponese, fu il primo a segnalare che il beriberi sembrava essere dovuto a un deficit nutrizionale (Fonte: Wiley KD, Gupta M. Vitamin B1 Thiamine Deficiency (Beriberi)).

Egli basò la sua opinione sul fatto che somministrando ai marinai giapponesi una razione aggiuntiva di carne, latte in polvere e verdura, l’incidenza del beriberi diminuiva in modo molto evidente.

Fu però un medico olandese, Christian Eijkman, a eseguire, dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso, quelli che sono ora considerati esperimenti classici e a cominciare a chiarire il molo della dieta in questa patologia.

Eijkman notò che nutrire il pollame con riso bianco raffinato provocava sintomi assai simili a quelli del beriberi.

Aggiungendo a questo regime alimentare i componenti del riso eliminati nel processo di raffinazione, Eijkman fu in grado di guarire il pollame dalla malattia.

Un suo collaboratore dimostrò in seguito che l’aggiunta nella dieta di piselli, fagioli verdi e carne preveniva il beriberi negli animali da cortile e dedusse, correttamente, che qualcosa negli alimenti naturali aveva il potere di impedirne l’insorgenza.

Nel 1911 Casimir Funk, al Lister Institute di Londra, isolò dagli scarti del riso grezzo quella che considerò la sostanza in grado di curare e/o prevenire il beriberi, destinata a essere conosciuta come vitamina antipellagra o niacina (vitamina B3).

A Giava, nel 1926 due scienziati olandesi, Jansen e Donath, isolarono la tiamina pura, la vera vitamina antiberiberi.

Al giorno d’oggi, il riso bianco viene spesso arricchito con tiamina, che in questo caso funge da integratore, e altri nutrienti che vanno perduti con la macinatura.

Nonostante ciò il beriberi continua a essere molto diffuso in diverse zone dell’Asia, dove il riso bianco copre fino all’80% delle calorie totali consumate.

Il beriberi, come molte altre carenze nutrizionali presenti nei paesi del Terzo Mondo, potrebbe essere prevenuto mediante un’alimentazione a base di cereali integrali.

La storia del beriberi e la scoperta della tiamina sottolineano il valore dei cereali integrali rispetto a quelli raffinati.

Oltre a molti nutrienti conosciuti, i cereali integrali forniscono molte più sostanze alimentari accessorie e, probabilmente, parecchi altri composti sconosciuti, ma utili alla salute.

Ecco perché noi di hepius.com suggeriamo quando è possibile di utilizzare cereali integrali invece di quelli raffinati.

I cereali integrali sono una delle fonti principali di carboidrati complessi, fibre alimentari, minerali e vitamine B.

Il contenuto proteico e la qualità dei cereali integrali sono maggiori rispetto a quelli dei cereali raffinati.

In ogni caso è comprensibile che non sempre è possibile seguire una dieta attenta ad ogni aspetto nutrizionale. Da qui l’importanza di utilizzare integratori a base di vitamina B1 o di complessi vitaminici del gruppo B.

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