Una delle principali cause disabilitanti o comunque pregiudicanti una vita sana e normale, a livello mondiale, è la depressione.

In alcuni paesi la depressione è molto più inficiante di malattie gravi quali le patologie cardiache, il cancro, l’artrite, ecc. ecc.

Nei soli Stati Uniti il 10% di tutte le visite mediche sono in qualche modo legate alla depressione.

Ci sono, naturalmente, moltissimi trattamenti per la depressione e soprattutto moltissimi farmaci.

Ma c’è un aspetto che è emerso sulla base di un’analisi approfondita di dati statistici: la depressione è molto meno comune nei paesi dove la gente consuma molto pesce.

Cosa è emerso

Alcune ricerche hanno quindi collegato le proprietà antidepressive del pesce con le sostanze in esso contenute ed in particolare con gli acidi grassi omega-3: l'acido docosaesaenoico (DHA) e l'acido eicosapentaenoico (EPA) (Fonte: Mocking RJ, Harmsen I, et al. Meta-analysis and meta-regression of omega-3 polyunsaturated fatty acid supplementation for major depressive disorder).

Il ruolo degli acidi grassi nel trattamento della depressione non era molto noto, anche se i primi studi che valutavano la relazione tra olio di pesce e depressione sono della fine degli anni 90.

Da allora, sono stati intrapresi molti studi clinici, la maggior parte dei quali ha evidenziato come un regime alimentare in cui siano inseriti alimenti con olio di pesce abbia contribuito a curare la depressione.

In alcuni casi l'olio di pesce è stato aggiunto a farmaci antidepressivi dando risultati esponenzialmente migliori che con la sola assunzione degli antidepressivi.

In altri casi l'olio di pesce è stato somministrato da solo, sia in forma di alimenti che come integratore, mostrando effetti benefici nel trattamento della depressione ordinaria, del disturbo di personalità borderline, del disturbo ossessivo compulsivo, della depressione post-partum e del disturbo da deficit di attenzione (Fonte: Parker G, Gibson NA, et al. Omega-3 fatty acids and mood disorders).

Come gli omega-3 agiscono nel mitigare la depressione

Le ricerche hanno evidenziato che sono almeno due i meccanismi in cui gli acidi grassi omega-3 possono aiutare a combattere i disturbi cognitivi (Fonte: Grosso G, Galvano F, et al. Omega-3 fatty acids and depression: scientific evidence and biological mechanisms):

  • il primo e più elementare ha a che fare con l'effetto antinfiammatorio che hanno sulle cellule neurali;
  • un secondo meccanismo coinvolge la permeabilità delle cellule. Le membrane cellulari stesse sono in parte costituite da omega-3. Assumere maggiori quantità di omega-3 rende la membrana cellulare ancora più permeabile, consentendo alla serotonina - la sostanza per eccellenza del “buon umore” - di passare più facilmente attraverso le membrane cellulari.


Ne esiste un terzo di meccanismo che è un po’ più complicato e che ha che fare con la modificazione indiretta delle membrane attraverso la trasformazione delle proteine di segnalazione.

Riguardo ai dosaggi le ricerche sono variate da un 0,5 grammi al giorno fino a 10 grammi al giorno.

Ma naturalmente i due estremi non hanno dimostrato grande efficacia. I risultati più interessanti riguardavano quantità oscillanti tra 1 e 3 grammi al giorno (Fonte: Gertsik L, Poland RE, et al. Omega-3 fatty acid augmentation of citalopram treatment for patients with major depressive disorder).

Controindicazioni

L’olio di pesce e gli integratori a base di omega-3 non hanno controindicazioni.

Questo aspetto è particolarmente significativo quando si confronta questo dato con le controindicazioni o gli effetti collaterali dei farmaci antidepressivi.

Fonti disponibili

Una dieta ricca di pesce è naturalmente la migliore forma per assumere omega-3.

Resta purtroppo il fatto che sarebbe opportuno evitare per molti motivi il pesce di allevamento a causa dei mangimi con cui è nutrito ed orientarsi verso pesce pescato, in particolari condizioni, e selezionato.

Una ricerca ha riscontrato grandi variazioni nella quantità di acidi grassi in due varietà di salmone allevate in allevamento in termini di contenuto di omega-3 (Fonte: Cladis DP, Kleiner AC, et al. Fatty acid profiles of commercially available finfish fillets in the United States).

Chiaro che se le quantità giornaliere diventano consistenti il problema si pone.

Ecco quindi che assumere un integratore di olio di pesce può essere molto più facile, più comodo in termini di dosaggio e in alcuni casi più sicuro.

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