Numerosi ricerche hanno approfondito il tema e, in generale, hanno scoperto che i vegetariani soffrono di sbalzi di umore più frequentemente rispetto ai, diciamo, onnivori.

Questi sbalzi di umore sono di tipo ansiogeno e depressivo.

Alcuni ricercatori hanno valutato con maggiore attenzione l’impatto delle diete vegetariane attraverso una meta-analisi molto minuziosa (Fonte: Urska Dobersek, Gabrielle Wy, et all. Meat and mental health: a systematic review of meat abstention and depression, anxiety, and related phenomena).

I ricercatori hanno esaminato 18 studi per un totale di 160.257 partecipanti.

I risultati emersi dall’analisi sono i seguenti.

I vegetariani hanno il doppio delle probabilità di prendere farmaci per malattie mentali.

I vegetariani sono quasi tre volte più propensi a prendere in considerazione comportamenti autolesionistici.

I vegetariani hanno mostrato tassi significativamente più elevati di depressione e ansia (Fonte: Catherine A Forestell, John B Nezlek. Vegetarianism, depression, and the five factor model of personality).

In generale, i vegetariani hanno dimostrato una salute psicologica più cagionevole, mentre gli onnivori hanno mostrato una salute psicologica più robusta.

In sostanza i vegetariani sono meno solidi psicologicamente al punto che il vegetarianismo può essere definito un "marcatore comportamentale" che potrebbe indicare scompensi psicologici.

La domanda che i ricercatori si sono posti è se è la dieta vegetariana che induce in problemi mentali o è chi soffre di questi problemi che tende ad adottare questi regimi alimentari.

Una prima risposta sottolinea come le carenze nutrizionali possano causare - o almeno intensificare – depressione ed ansia.

Ad esempio, gli acidi grassi omega-3 aiutano a controllare stati infiammativi, che sono notoriamente legati a disturbi dell'umore.

L'assunzione di olio di pesce ha dimostrato di essere un potente coadiuvante degli stati depressivi ed attenuare gli sbalzi d'umore (Fonte: Gelinda Deacon, Christine Kettle, et all. Omega 3 polyunsaturated fatty acids and the treatment of depression).

Uno studio ha ipotizzato che stati di anemia o carenze accentuate di ferro possono essere associati a tassi di depressione più elevati (Fonte: Shinsuke Hidese, Kenji Saito, et all. Association between iron-deficiency anemia and depression: A web-based Japanese investigation)

Anche la carenza di vitamina B-12 è stata collegata alla depressione (Fonte: Osvaldo P Almeida, Andrew H Ford, et all. Systematic review and meta-analysis of randomized placebo-controlled trials of folate and vitamin B12 for depression).

Ci sono d’altra parte anche ricerche che indicano che “il consumo di carne può essere associato ad un rischio di depressione moderatamente più elevato” (Fonte: Yi Zhang, Ye Yang, et all. Is meat consumption associated with depression? A meta-analysis of observational studies).

In conclusione è possibile ipotizzare che diete integraliste in un senso o nell’altro possano influire in maniera più o meno significativa sull’umore e sulla salute mentale.

Quindi di converso chi già ne soffre dovrebbe astenersi dall’intraprendere regimi alimentari integralisti in un senso o nell’altro.

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