Integratori vitamina C e raffreddore. Una tenzóne scientifica avvincente sulla sua efficacia

Integratori vitamina C e raffreddore. Una tenzóne scientifica avvincente sulla sua efficacia

Molto si è detto a proposito del ruolo della vitamina C (acido ascorbico) e degli integratori da essa composti nel rafforzamento del sistema immunitario, soprattutto in relazione alla prevenzione e alla terapia del raffreddore.

Sono trascorsi venti anni da quando Linus Pauling scrisse “Vitamin C and the Common Cold” (La vitamina C e il raffreddore).

Pauling basò la sua opinione su diversi studi che mostravano l’estrema efficacia degli integratori con vitamina C nella riduzione della gravità dei sintomi e della durata del raffreddore.

Una serie di ulteriori ricerche ha però portato molte incertezze sulle conclusioni di Linus Pauling, tanto che nella comunità scientifica si sviluppato un acceso e intenso dibattito sui fautori dell’efficacia della vitamina C contro il raffreddore ed i denigratori di questa posizione.

Un articolo apparso sul Journal of the American College of Nutrition ha portato un po’ di luce sulla controversia (Hemilä H, Herman ZS. Vitamin C and the common cold: a retrospective analysis of Chalmers' review).

Dal 1970 a oggi, 20 studi in doppio cieco hanno controllato l’asserzione di Pauling (Hemilä H. Vitamin C supplementation and the common cold. Was Linus Pauling right or wrong?).

Nel 1975 Thomas Chalmers studiò il possibile effetto della vitamina C sul raffreddore calcolando in sette studi controllati con placebo la differenza media della durata degli episodi di raffreddore, in gruppi a cui veniva somministrata vitamina C, sotto forma di integratori, e in gruppi di controllo.

Egli scoprì che nei gruppi in cui veniva somministrata vitamina C la durata degli episodi era inferiore di 0,11 giorni e concluse quindi che non vi era alcuna prova valida a sostegno degli effetti benefici di tale vitamina sul raffreddore.

Gli articoli e le riviste scientifiche citano spesso le analisi di Chalmers.

Altri, tuttavia, hanno concluso che la vitamina C allevia significativamente i sintomi del raffreddore.

Secondo alcuni studi un’analisi meticolosa del metodo adottato da Chalmers potrebbe rivelare la presenza di diversi difetti.

Questi studi, in particolare l’articolo citato del Journal of the American College of Nutrition, indicano che Chalmers, per esempio, non considerò la quantità di vitamina C utilizzata e incluse nella sua meta-analisi uno studio nel quale ne venivano somministrati appena 25-50 mg al giorno (“A careful analysis of Chalmers' review reveals serious shortcomings. For example, Chalmers did not consider the amount of vitamin C used in the studies and included in his meta-analysis was a study in which only 0.025-0.05 g/day of vitamin C was administered to the test subjects…..etc.”).

Utilizzando i dati estratti dagli stessi studi considerati da Chalmers, gli autori di un’altra ricerca calcolarono che la vitamina C a dosi comprese tra 1 e 6 g al giorno abbreviava la durata del raffreddore in media di 0,93 giorni; la diminuzione relativa della durata degli episodi di raffreddore era del 21%.

Gli argomenti che troviamo nella letteratura medica a sostegno del fatto che la vitamina C non ha alcun effetto sul raffreddore sono però alla fine prevalenti.

Quello che viene maggiormente evidenziato e su cui c’è una più ampia convergenza sulla sua reale efficacia, riguarda soprattutto i pazienti anziani e la possibilità di utilizzare integratori di vitamina C in ogni caso di infezione delle vie respiratorie.

Uno studio in doppio ceco ha evidenziato quanto nei pazienti anziani la vitamina C svolga un ruolo immunitario significativo testando su pazienti anziani ricoverati al St. Luke’s Hospital di Huddersfield, Inghilterra, per bronchiti e polmoniti acute, dimostrando la validità di questa raccomandazione (Hunt C, Chakravorty NK,. The clinical effects of vitamin C supplementation in elderly hospitalised patients with acute respiratory infections).

I pazienti, cui furono somministrati integratori contenenti 200 mg di vitamina C al giorno oppure un placebo, vennero esaminati con metodi clinici e di laboratorio (livelli di vitamina C nel plasma, nei globuli bianchi e nelle piastrine; velocità di sedimentazione, conta e conta differenziale dei globuli bianchi).

I pazienti che ricevettero la modesta dose di vitamina C presentarono aumenti dei livelli di vitamina sostanzialmente in tutti i tessuti, anche in presenza di infezioni respiratorie acute.

Usando un sistema di classificazione clinica basato sui principali sintomi delle infezioni respiratorie, si ottennero risultati significativamente migliori nei pazienti che assumevano integratori di vitamina C rispetto a quelli dei soggetti a cui veniva somministrato esclusivamente il placebo.

I benefici della vitamina C si riscontravano soprattutto nei pazienti affetti dalle malattie più gravi, molti dei quali avevano in partenza bassi livelli di vitamina C nel plasma e nei globuli bianchi.

Questi risultati indicanorono che anche dosi relativamente contenute di integratori a base di vitamina C possono ottenere, in ambito di ricovero ospedaliero, significativi miglioramenti clinici.

L’uso di integratori a base di vitamina C sembrerebbe quindi giustificato in tutti i pazienti anziani affetti da infezioni respiratorie acute, soprattutto nei casi più gravi.

Questo perché la polmonite continua a essere una delle principali cause di mortalità tra le persone di età avanzata.

Nel raffreddore comune i riscontri scientifici sono però rimasti molto deboli tanto da poter affermare che la vitamina C non sia un effettivo rimedio contro questa infezione tipicamente autunnale.

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