Integratori e nutrizione e sport. Cosa è il colesterolo e quali impatti ad alti livelli.

Integratori e nutrizione e sport. Cosa è il colesterolo e quali impatti ad alti livelli.

Con il termine iperlipoproteinemia, si indica qualunque alterazione del metabolismo lipidico che provoca un aumento del contenuto di lipoproteine (con lipidi di intendono grassi) nel plasma sanguigno.

Le singole frazioni lipidiche, colesterolo, trigliceridi, fosfolipidi e acidi grassi liberi, sono trasportate nel sangue da diverse proteine di trasporto, le lipoproteine.

Se, a causa di una alterazione del metabolismo lipidico, aumentano tutti oppure determinati lipidi nel sangue, di conseguenza aumentano anche le sostanze che li trasportano, cioè le lipoproteine.

Un aumento dei valori dei grassi nel sangue è il principale fattore di rischio di formazione dell’arteriosclerosi e di malattie degenerative cardiocircolatorie.

In linea di principio, si può affermare che il rischio di arteriosclerosi e di malattie degenerative cardiocircolatorie aumenta o diminuisce con il livello dei lipidi ematici.

In letteratura esiste un range ampio per quanto riguarda i valori considerati desiderabili, comportanti un rischio moderato e comportanti un rischio elevato.

L’ipercolesterolemia è particolarmente importante per quanto riguarda lo sviluppo di malattie degenerative cardiocircolatorie.

Dai dati della ricerca, sappiamo che circa cento milioni di americani presentano valori di colesterolo globale di oltre 200 mg/dl e circa trentaquattro milioni valori ≥ 240 mg/dl.

Il rapporto tra colesterolo totale e mortalità dovuta a una patologia coronaria è un dato confermato e particolarmente significativo.

Numerose ricerche dimostrano che attualmente a causa della mancanza cronica di movimento, dell’ampia diffusione del sovrappeso e di una alimentazione sbagliata si diffondono valori elevati di colesterolo.

Quando si valutano i valori di colesterolo, assumono un ruolo importante non soltanto il colesterolo totale, ma anche la sua composizione

Dal punto di vista elettroforetico si distinguono un colesterolo HDL (High Density Lipoprotein, lipoproteina a elevata densità) e LDL (Low Density Lipoprotein, lipoproteina a bassa densità).

Il colesterolo LDL, definito anche colesterolo cattivo, presenta diverse sottofrazioni, cioè LDL1, LDL2 e LDL3.

Questa ultima rappresenta la sottofrazione più piccola e più densa.

Le persone con livelli elevati solo di LDL3 presentano un rischio di tre volte più elevato di infarto cardiaco (Austin MA, Breslow JL, etc. Low-density lipoprotein subclass patterns and risk of myocardial infarction).

Il tasso elevato di HDL, definito anche colesterolo buono, è considerato un fattore protettivo vascolare, mentre2 un livello elevato della frazione LDL un rischio.

Con l’allenamento, soprattutto l’allenamento di resistenza o endurance, si produce un aumento della frazione HDL, quella cioè che protegge i vasi ((Kemmler, W., von Stengel, etc. Einfluss kòrperlichen Trainings auf Herz-Kreislauf-Risikofaktoren bei àlteren Frauen mit Metabolischem Syndrom…).

Per quanto riguarda il colesterolo LDL:

  • un tasso elevato di colesterolo LDL superiore a 180 m/dl è un valore di rischio, anche in presenza di una percentuale elevata di colesterolo HDL
  • valori di colesterolo totale di 300 mg/dl sono anche essi valori di rischio

Poiché il colesterolo LDL influisce notevolmente sullo sviluppo di una arteriosclerosi, mentre al colesterolo HDL spetta una funzione molto elevata di protezione vascolare, nella valutazione dei valori di colesterolo è importante conoscere in quale rapporto si trovano il colesterolo totale e le sue principali componenti, le frazioni LDL ed HDL.

L’importanza del colesterolo LDL e HDL perché si sviluppino o si impediscano patologie degenerative cardiocircolatorie si basa su questi punti:

  • il colesterolo LDL penetra facilmente n pareti dei vasi e vi deposita grassi
  • il suo opposto, il colesterolo HDL mobilita ed elimina il colesterolo depositato, trasportando al fegato. Inoltre il colesterolo HDL inibisce la penetrazione del colesterolo LDL nelle pareti vascolari e rimuove i trigliceridi come il VLDL, aumentando inoltre l’attività degli enzimi lipolitici nel plasma, per cui i lipidi ematici possono essere rimossi rapidamente
  • ogni diminuzione dell’HDL aumenta il rischio d’infarto cardiaco.

I fattori che aumentano il colesterolo HDL sono gli estrogeni, l’alcool e l’allenamento fisico di resistenza, mentre i fattori che lo abbassano sono: gli androgeni, i progestinici, i contraccettivi, il fumo di sigaretta.

Si può affermare che, per quanto riguarda le alterazioni del metabolismo lipidico, una certa importanza deve essere attribuita all’ipercolesterolemia, in quanto è correlata ad uno sviluppo precoce e severo dell’arteriosclerosi.

Essa rappresenta un fattore primario di rischio, in particolare per l’insorgenza delle malattie coronarica.

Come per quasi tutti i fattori di rischio primari e secondari delle malattie degenerative cardiocircolatorie, l’attività fisica o sportiva svolge un ruolo importante nella prevenzione o nel trattamento di una alterazione del metabolismo lipidico già esistente.

Secondo il livello di alterazione del metabolismo o in relazione con il volume o l’intensità dell’allenamento, nel quadro di un programma d’intervento, si riescono ad ottenere, significativi incrementi del colesterolo HDL e riduzioni altrettanto importanti del tasso di trigliceridi.

In linea di principio, si può affermare: più una persona è in forma o più lungo o intenso è l’allenamento (di resistenza/endurance) realizzato, minore è la probabilità che si produca un’alterazione del metabolismo lipidico, maggiore è l’espressione

della sua riduzione nel caso di una patologia già esistente.

L’inattività fisica/sportiva porta ad un incremento delle varie frazioni lipidiche.

Dal momento che esiste una stretta correlazione tra inattività, tempo trascorso davanti alla televisione (consumo/giorno) e il profilo dei fattori di rischio: maggiore è il periodo di inattività o di consumo televisivo, peggiore è il relativo profilo.

Dieta

Si possono inoltre indicare alcune semplici norme per un regime alimentare corretto:

  • assumere meno grassi saturi riducendo la quantità di cibi di origine animale
  • aumentare il consumo di prodotti vegetali ricchi di fibre (frutta, verdura, cereali, legumi, frutta secca cruda e semi)
  • non fumare
  • eliminare o ridurre il più possibile il consumo di caffé (anche quello decaffeinato)
  • bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno

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