Integratori, allenamento e anatomia. Cosa è il cuore d’atleta? E il peso critico del cuore?

Integratori, allenamento e anatomia. Cosa è il cuore d’atleta? E il peso critico del cuore?

Durante un allenamento fisico importante, il bisogno di ossigeno e di sostanze nutritive, anche attraverso l’assunzione di integratori specifici, dell’organismo aumenta in proporzione al lavoro svolto.

Il cuore copre questo maggiore bisogno aumentando la gittata cardiaca, grazie a un incremento della frequenza cardiaca e della gittata sistolica.

In un allenamento di resistenza di intensità, durata e frequenza adeguate, a causa dell’aumento della sollecitazione funzionale, si producono cambiamenti adattativi nel cuore e nei suoi parametri funzionali che, alla fine, si manifestano nella formazione del cosiddetto cuore d’atleta.

Ipertrofia cardiaca

L’allenamento di resistenza porta ad un’ipertrofia cardiaca,associata sia a un aumento di peso sia a una dilatazione delle cavità cardiache.

L’aumento di dimensioni del cuore, determinato dall’allenamento, tuttavia va attribuito soprattutto alla dilatazione funzionale delle cavità cardiache.

Il ruolo principale nel causare questa dilatazione è svolto dall’aumento del riflusso venoso verso il cuore durante un’attività muscolare intensiva, come anche dalla dilatazione del cuore regolata per via nervosa.

Il cuore ipertrofico con le sue cavità dilatate dispone di una maggiore quantità di sangue residuo rispetto ai soggetti non allenati.

Nei soggetti allenati, il volume di sangue residuo può essere doppio rispetto a quello dei soggetti non allenati.

L’importanza di una maggiore quantità di sangue residuo è rappresentata dal fatto che, quando le necessità di irrorazione di sangue della muscolatura aumentano all’improvviso, essa può servire da volume di riserva.

In queste fasi si “brucia” ossigeno, glucidi, sali ed è quindi estremamente importante reintegrare il nostro organismo con alimenti o integratori adeguati.

 Il peso critico del cuore

Sinora, un peso del cuore di 500 g era considerato come valore critico di ipertrofia cardiaca al di là del quale non era più completamente garantito il rifornimento di ossigeno alle fibre del miocardio (Hollmann, W.; Strüder, HK; Hettinger, T. Sportmedizin: Grundlagen für körperliche Aktivität, Training und Präventivmedizin)

Secondo nuove ricerche, questo valore non è più sostenibile.

Attualmente, grazie all’ecocardiografia, si è in grado di determinare un peso critico relativo, cioè riferito alla massa corporea, del cuore.

Il valore limite, quindi, è un peso del cuore di 7-7,6 g/kg di peso corporeo

Ciò significa, ad esempio, un peso critico del cuore fino a circa 750 g in un atleta praticante canottaggio del peso di 100 kg.

IL cuore da atleta

La definizione cuore d’atleta risale al medico finlandese Henschen che nel 1899 rilevò che negli sciatori di fondo vi era una ipertrofia cardiaca, che definì proprio così: cuore da atleta.

Come detto, il crescente carico di volume prodotto da un allenamento pluriennale intensivo di resistenza produce una dilatazione e una ipertrofia (ipertrofia eccentrica).

Il cuore d’atleta è funzionalmente più efficace e regredisce una volta interrotto l’allenamento senza che si producano cambiamenti patologici.

Il cuore d’atleta, le cui dimensioni possono essere doppie rispetto a quelle di un cuore normale, può anche raddoppiare il suo volume per battito durante il carico.

Mentre un cuore non allenato può raggiungere un volume di scarica sistolica da 120 a 130 ml, in letteratura per quanto riguarda il cuore d’atleta si trovano valori fino a 250 ml.