Integratori e alimentazione. Alcuni miti da sfatare e alimenti “proprio” da evitare

Integratori e alimentazione. Alcuni miti da sfatare e alimenti “proprio” da evitare

Mangiare in modo salutare è la base per il benessere di tutti, sportivi e non.

Ma che cosa significa “mangiare sano”?

Non è certo facile rispondere in poche parole a una domanda del genere e, in ogni caso, prima di farlo, è importante sgombrare il campo da molte false credenze.

Fino a pochi decenni fa, a insegnare a mangiare erano i genitori, soprattutto le mamme.

Da loro, dunque, derivava la maggior parte delle conoscenze sull’alimentazione, spesso tramandate di generazione in generazione.

Era la “dietologia del buon senso”; certo, non era sempre scientifica e razionale, ma di solito funzionava abbastanza bene.

Oggi è tutto diverso: è la pubblicità, in particolare quella televisiva, la fonte principale delle informazioni che riceviamo sui cibi.

Eppure, alcuni spot diffondono notizie del tutto false.

Vari anni fa, per esempio, una pubblicità sosteneva che «lo zucchero fa bene al cervello».

Questa affermazione era ingannevole, in quanto rimandava a due diversi significati del termine «zucchero» che soltanto poche persone (quelle con buone conoscenze di chimica) potevano cogliere.

Lo zucchero che serve al cervello, infatti, è il glucosio, non certo lo zucchero cui la pubblicità faceva riferimento (quello che si usa al bar o in cucina), il saccarosio.

Questo il motivo per cui negli integratori il saccarosio è bandito.

Miti da sfatare

Acqua povera di sodio

Alcune pubblicità ci fanno credere che il sodio ingrassa o che, come minimo, causa un’enorme ritenzione idrica, e che un sistema sicuro per calare di peso sia proprio bere acqua a basso contenuto di sodio.

Ma solo grandi quantità di sodio/sale provocano questi effetti.

Molte donne faticano a credere che di solito l’entità dell’acqua ritenuta nel loro corpo, anche in certe fasi del ciclo mestruale, è meno di un centesimo di quella del grasso corporeo, ossia pochi ettogrammi contro alcune decine di chili.

Ma è così.

In molti casi, il primo passo per dimagrire è proprio capire che non c’è alcun legame fra il loro sovrappeso e il contenuto di sodio nell’acqua che bevono abitualmente.

Di sicuro quel sodio (che, in ogni caso, è una micro frazione di quello presente in alcune decine di grammi di un affettato o di un formaggio) non provoca alcun accumulo di grasso. Il sodio nell’acqua non fa ingrassare.

Quanto alla ritenzione idrica provocata dal sodio all’interno dell’acqua che beviamo è praticamente inesistente dato che il nostro organismo ha la capacità di eliminare sia il sodio sia l’acqua in eccesso.

Anzi per chi fa sport, soprattutto per le sportive, è essenziale recuperare il sodio perso con la sudorazione.

Mentre si gareggia al caldo su distanze lunghe, in particolare, sarebbe pericoloso bere acqua con bassissime concentrazioni di sodio.

Da qui l’utilizzo importantissimo sia in allenamento che in gara di integratori ricchi di elettroliti.

Il gonfiore dell’addome

Di solito chi ha accumulato tanto grasso fra i visceri ha un addome molto voluminoso e prominente

In questo caso si parla di «obesità viscerale» (o anche «obesità a mela», perché l’addome diventa tondo come una mela).

Si tratta del tipo di obesità più pericoloso per la salute, perché il grasso è spesso infiltrato da macrofagi, cellule che producono sostanze infiammatorie e favoriscono l’instaurarsi di malattie anche molto serie, come quelle cardiocircolatorie, i tumori e il diabete.

Alcune persone affette da questo tipo di obesità (o di sovrappeso) credono che tutto dipenda dall’avere molta aria nell’addome o dal fatto di soffrire di stitichezza.

A questa convinzione contribuiscono senza dubbio certe pubblicità che parlano di «gonfiore» addominale (quasi si trattasse di un palloncino pieno d’aria), sostenendo che esistono farmaci in grado di farlo sparire.

Soltanto con l’attività fisica e una dieta corretta è possibile combattere efficacemente tale obesità, tra l’altro in modo più decisivo rispetto a quella in cui il grasso si accumula soprattutto nei fianchi, nei glutei e nella parte alta delle cosce.

I cereali per la colazione

Perché mai i cereali assunti a colazione dovrebbero far dimagrire?

È impossibile che agiscano in questo senso, dato che sono alimenti ad alto indice glicemico.

Ciò significa che, quando vengono digeriti e assimilati (vale a dire poche decine di minuti dopo essere stati consumati), determinano un rapido innalzamento della glicemia, ossia aumentano il tasso di glucosio nel sangue; ne consegue la messa in circolo da parte del pancreas di una certa quantità di insulina, il cosiddetto «ormone dell’accumulo», che favorisce l’immagazzinamento di sostanze, compreso il grasso, nelle cellule del corpo.

La concentrazione dell’insulina cresce in proporzione alla quantità di cereali consumata.

Per fare un esempio ancora più immediato, mangiare una ciotola di cereali equivale ad assumere una ciotola di zucchero.

Eppure, moltissime persone la mattina scelgono i cereali, magari anche se non li amano particolarmente, perché gli spot televisivi li hanno convinti che favoriscano la perdita di peso.

Tra l’altro sono prodotti industriali, molto “lavorati” che siano integrali o meno, e dovrebbero essere evitati.

Inoltre se l’obbiettivo come asserito in alcune pubblicità è l’apporto vitaminico dei cerali, allora perché non assumere direttamente integratori vitaminici evitando il corredo di zuccheri che i cereali si portano dietro?

Le merendine

Al di la della furbata, per aumentare il gettito fiscale, di applicarci le tasse, le merendine non sono sane.

Sono comode e facili da consumare, ma sane no.

Di sicuro contengono molto zucchero e tanti carboidrati raffinati che, essendo assai poveri di fibre, vengono digeriti e assimilati velocemente, determinando un rapido innalzamento della glicemia e dei livelli di insulina nel sangue.

Anche il fatto che tali carboidrati derivino da cereali differenti, in sostanza non aggiunge alcun pregio alle merendine e non elimina il loro difetto basilare di essere costituite da amidi raffinati.

Inoltre, contengono acidi grassi che, nella migliore delle ipotesi, sono «saturi» (dunque fra quelli meno salutari), ma spesso sono “idrogenati” e”trans”, i peggiori per la salute.

Una merendina ogni tanto può non creare grossi problemi.

Spesso, però, i bambini, guarda caso soprattutto quelli sovrappeso o obesi, ne sono i maggiori consumatori, tanto da mangiarne anche tre o più al giorno.

Il burro senza colesterolo

La premessa è: la maggior parte del colesterolo che si trova nel nostro sangue non deriva dai cibi ma è fabbricato dal corpo.

A indurre tale sintesi sono, in particolare, i grassi saturi, abbondantemente presenti anche nel burro.

Che senso ha, allora, mettere in vendita un burro da cui è stato tolto il colesterolo, se è proprio ciò che è ancora presente in quel burro (così come in tutti gli altri tipi di burro del mondo), ovvero i grassi saturi, a stimolare l’organismo a produrlo?

Oltre tutto, per effetto dei grassi saturi del burro, gli individui che hanno alti valori di colesterolo nel sangue producono talvolta una quantità di colesterolo superiore a quella che è stata eliminata da quel burro.

Arricchire invece la propria dieta con integratori che combattono il colesterolo cattivo, gli omega su tutti, dovrebbe essere invece una priorità di tutti.

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